Lombardia

Così come il vicino Trentino, la Lombardia è una delle zone più settentrionali dell’emisfero boreale in cui l’olivo riesce a sopravvivere, un’area che non spicca per la quantità delle produzioni – circa 221 t prodotte - ma sicuramente per la qualità. L’olivo ha trovato un clima adatto attorno ai maggiori laghi lombardi, dove il clima è sufficientemente dolce e dove è diventato un elemento importante del paesaggio locale. Le principali cultivar presenti sono ecotipi locali della varietà Frantoio, chiamata Casaliva sul Benaco e Sbresa sul Sebino, è poi numerosa la presenza del Leccino.
Le radici dell’olivicoltura lombarda risalgono all’età cristiana, come testimonia la presenza di frantoi in antiche ville rurali come quella di Desenzano, di epoca romana. Nel Medioevo i monaci della Badia di Leno, nella Valtènesi (Brescia), bonificano paludi e dissodano colline per impiantarvi vigne e oliveti; l’olio prodotto sulle coste del Lago di Garda diventa il più apprezzato sul mercato veneziano, fino a divenire, nel XVI secolo, addirittura surrogato creditizio nei contratti di fitto. Il Novecento registra invece un’inversione di tendenza: molte colture di olivo vengono sostituite da coltivazioni di lino, canapa e filari di gelso per l’allevamento dei bachi da seta.
In Lombardia la superficie attualmente investita ad oliveto è di circa 2.350 ettari con 23 frantoi attivi. Nel 1997 sono state riconosciute due DOP: Garda, con le menzioni geografiche aggiuntive “Bresciano” (prov. Brescia), “Orientale” (prov. di Verona e Mantova) e “Trentino” (prov. di Trento); Laghi Lombardi, con le due menzioni geografiche aggiuntive “Sebino” e “Lario” (prov. di Brescia, Bergamo, Como, Lecco).
Veneto
È molto probabile che la coltura dell’olio nel Triveneto sia stata introdotta dai coloni romani dell’Imperatore Augusto, inizialmente lungo le rive del Lago di Garda.
Notizie certe ci sono nell’Alto Medioevo: documenti del IX sec. citano di oliveti che dall’area gardesana - Riva del Garda e Malcesine - si svilupparono poi verso le colline della Lessinia fino a quelle vicentine, asolane e alle pendici dei Colli Berici ed Euganei, fino ad arrivare nel Friuli Venezia Giulia.
Dalla campagna veronese fino al limitare della provincia di Treviso, l’olivo trova terreno fertile, affiancandosi ai celebri vigneti simbolo della regione.
Oggi la superficie olivetata regionale si espande su 3.428 ettari, con una produzione che sfiora le 957 tonnellate, potendo contare sull’attività di 47 frantoi.
La produzione veneta, presenta quattro realtà territoriali: la menzione geografica “Orientale” della - interregionale - DOP Garda, e le sottozone “Valpolicella”, “Euganei e Berici” e “Del Grappa” facenti parte della DOP Veneto.
Varietà tipiche sono la Grignan, la Favarol, la Trep e la Rasara, cultivar resistenti alle basse temperature. Gli oli sono molto apprezzati e dotati di ottima personalità, con note di banana verde e fruttato medio.


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